Violenza e cultura sono elementi in costante e assoluta antitesi. Come Barbara D’Urso e il buon gusto. D’Alema e il comunismo. Massimo Boldi e la comicità. Renato Farina e la deontologia professionale. Insomma, quando c’è uno non c’è l’altro. E viceversa.
Per questo motivo Cesare Battisti è un pessimo scrittore ma un ottimo assassino.
Per questo motivo il novanta per cento degli iscritti alla LegaNord è praticamente analfabeta.
Per questo motivo gli sgherri di Raul Castro hanno picchiato Yoani Sanchez, una ragazza cubana che scrive benissimo denunciando le nefandezze della dittatura.
Per questo motivo Gramsci era un intellettuale notevole.
Per questo motivo Stalin faticava ad esprimersi in un russo accettabile. (Forse pure perchè era georgiano…)
Per questo motivo Anna Politovskaja è morta con due pallottole in testa.
Per questo motivo Vladimir Putin è vivo con due bossoli in tasca.
Per questo motivo il premier italiano è il suo migliore amico.
Per questo motivo Massimo Fini è un grande.
Per questo motivo Bruno Vespa è una merda.
Il famoso proverbio è concettualmente errato. La spada ferisce. La penna guarisce. Anche quando lacera, lo fa per estirpare il tumore. Sempre, quando è autentica e non griffata da qualche finanziaria svizzera.

Il più grande poeta italiano vivente si chiama Federico Tavan e non lo conosce praticamente nessuno. Io sì, però. Non perchè sia acculturato in maniera speciale. Bensì perchè una sera di undici anni fa entro in un pub di periferia a bere birra. Tutto nella norma, un tranquillo mercoledì alcolico di routine. Questo pub ha un minuscolo palco per esibizioni live di vario genere. Sul minuscolo palco c’è un ciccione sudato fradicio, vestito con maglietta bianca della salute e un jeans spremuto dall’uso. Sputa parole in un microfono. Parole incomprensibili. Parole di una lingua aliena. Ordino la prima birra e chiedo ragguagli allo spinatore. Il grassone bisunto è un poeta diallettale friulano in trasferta a Roma per presentare la sua ultima opera, pubblicata da un’anonima casa editrice regionale. Mi disinteresso alla questione. Tanto non capisco un cazzo di quello che legge. A dire il vero i suoni che escono dagli altoparlanti hanno una qualità musicale tutt’altro che disprezzabile. Però.
Mi accingo a sfidare la quarta pinta quando odo le seguenti parole. Nitide. Calde. Vibranti. Misurate. Italiane.
‘Di montagne di silenzi
di poesie del cazzo
di donne che non mi hanno voluto
di ‘68 che non ho fatto.
Di montagne di amici
che non mi hanno più scritto
di suicidi non venuti bene
non mi resta niente.
Mi sono solo un pò ingrassato.
Offrimi un caffè.’
Abbandono il bancone e mi avvicino al minuscolo palco. Il ciccione è sempre più bagnato. Puzza come una capra. Ha saturato l’ambiente. Visto da poca distanza ha la faccia da matto. Mi scappa detto a mezza voce. Quasi al quarto litro, sapete…è matto, giovanotto. Deve chiedere il permesso alla clinica psichiatrica per andare in giro a promuovere i libri, gli scappa detto a una signora sulla cinquantina dall’accento nordico. Poi mi giungono altre parole. Nitide. Calde. Misurate. Italiane.
‘Fino a qualche anno fa scrivevo
poesie nudo davanti allo specchio.
Riempivo i cassetti e le tasche di poesie. Poi, grazie a qualche
buona persona, le ho pubblicate.
Ho continuato perchè in Andreis
d’inverno le notti sono lunghe e fredde.’
In seguito scoprii che Andreis è il suo paese di origine e che la lingua di cui si serve spesso non è friulano, ma il dialetto di Andreis. In seguito scoprii che viene ciclicamente ricoverato in manicomio per una forma acuta di schizofrenia. E che dall’ultima volta non è più uscito. In seguito scoprii che anche altri, più qualificati di me nel dare giudizi di merito, lo considerano il maggior poeta italiano vivente. Ma quella sera, in quel momento, il mio povero cuoricino imberbe ricevette l’urto di troppa cristallina bellezza per reggere. E si spezzò. E piansi. E pensai che forse, a resistere, tutto sommato valeva la pena.

Luca Barbareschi è nostro!

11 Novembre 2009

Luca Barbareschi. Che dire su Luca Barbareschi? Innanzitutto che il suo nome è Luca Barbareschi. Poi che è uno dei più importanti intellettuali italiani di destra. Poi che tanti anni fa recitò in un film-scandalo dal titolo ‘Cannibal Holocaust’. Trattava il tema del cannibalismo. Poi che ora è deputato per la circoscrizione Sardegna, un territorio di cui ha visitato solo i cessi del ‘Bilionaire’. Poi che qualche giorno addietro, in un’intervista rilasciata al ‘Fatto Quotidiano’, ha dichiarato che non riesce a campare con lo stipendio statale di 23.000 euro lordi mensili. Quindi è costretto ad assentarsi spesso da Montecitorio per impiegarsi in altri lavori, tipo l’imprenditore e l’attore. Poi che poteva benissimo limitarsi all’imprenditoria e lasciar riposare in pace Giorgio Gaber. E poi…poi vorrei sottoporre una grande petizione popolare al presidente francese Sarkozy: concedetegli la nazionalità e prendetevi Barbareschi. Rendetelo uno dei più importanti intellettuali francesi di destra. Mersìbocù!

P.S. Ho tirato in ballo la Francia perchè, francamente, in Inghilterra a recitare Shakespeare in lingua originale non…però c’è la Polonia…sì, la Polonia…avranno bisogno di un illustre intellettuale di destra in Polonia, che diamine…

Se la pazzia fosse
una semplice constatazione
un pranzo della caritas
parrebbe munifica cena d’addio
sotti i denti del poeta.
In pazzia e in poesia
l’ipotesi diviene certezza
la certezza sfuma nel sogno
il sogno scorre sul manto vitreo dei Navigli
e con loro lambisce i piedi di una casa,
mucchi di libri
e oggetti di ogni genere
e cenere di sigaretta
e fogli di carta
e rossetto sbavato
e collane di bigioterria
e parole ordinarie e straordinarie
alternate su musica dimentica del tempo
ma conscia della strada tortuosa
che conduce a un imbarazzato
‘mi sono innamorata di suo marito’.
La grandezza è una minuscola goccia
che scivola su guance ruvide di passione.

E vai di cazzuola!

30 Ottobre 2009

Accadono ben strane cose in Italia. In questo momento, nel paese, non esistono posti di lavoro che per retribuzione e durata contrattuale (pfffhhh…ah!ah!ah!) possano garantire l’accensione di un mutuo. Per acquistare casa, magari. Neanche per pagare un affitto, veramente. Le piccole-medie imprese hanno l’acqua alla gola. Anzi alle sopracciglia. Gli esercizi commerciali muoiono alla velocità delle zanzare d’inverno. E quindi? Ci si ferma un attimo a ragionare su quale strada sia più saggio intraprendere nell’interesse della popolazione? Cor ca’. Si costruisce.
In Sardegna e in Liguria governatori di centrodestra e centrosinistra hanno di fatto sbriciolato ogni vincolo paesaggistico. Via libera al cemento in ogni direzione. Ville, capannoni agricoli e industriali, alberghi, resort cinque stelle, agriturismi. Per chi? Per cosa? Non si sa. Si sa però che per i barracuda del calcestruzzo è meglio un mattone oggi che un albero ieri. Mattone che non porterà vantaggi a nessuno. Tranne che a loro. Ah no, scusate, dimenticavo: la manodopera. Dieci ore al giorno in un cantiere privo di norme antinfortunistiche e poi quando il cantiere chiude, per i sopravvissuti arrivederci, grazie e buona fortuna. Invece formare professionisti nel settore della tutela ambientale, no. Quello no. Che si racconta poi a senatori, assessori, deputati, consiglieri d’amministrazione di Mediobanca, che c’hanno le loro brave aziende edili? Che con la malta ci si possono pure tappare il buco del culo? E poi come si regolano con la defecatio? Dal naso? E non siate volgari, per cortesia. Piuttosto, scalpello e cazzuola, su che si fa tardi. Anticipiamo il prossimo terremoto.
Accadono ben strane cose in Italia. Tipo che il governatore del Lazio, per la disperazione di aver consumato quasi tutto lo spazio edificabile, si è gettato sui trans. Da che lato rimane uno dei misteri insondabili della politica nostrana.